Alfonso Birolo, La magia delle colline del Po; Mostra personale

Alfonso Birolo, mostra di pitturaAlfonso Birolo, mostra di pittura

Alfonso Birolo
La magia delle colline del Po

Chivasso 24 novembre – 9 dicembre 2018

Inaugurazione venerdì 23 novembre 2018, ore 17

Palazzo Luigi Einaudi – Piazza d’Armi, 6
Da martedì a sabato: 16,00-19,30 / domenica: 10-12,00 e 16,00-19,30
Ingresso gratuito

Frutteto, olio su tela, 45x35 cm

Frutteto, olio su tela, 45×35 cm

Ansa del Po, olio su tela, 100x50 cm

Ansa del Po, olio su tela, 100×50 cm

Rivedere in mostra i quadri del pittore Alfonso Birolo suscita sempre una profonda emozione.
Il ricordo dell’artista sansebastianese, scomparso nel 2006, che seppe, con le sue pennellate ed i suoi colori, riproporre la magia delle nostre colline e delle nostre terre, si riaffaccia in questa mostra per rendergli nuovamente omaggio, dopo dieci anni dalla prima retrospettiva, allestita, sempre Palazzo Einaudi, nel 2008.
Questo secondo allestimento, curato come la prima volta da Diego Bionda, ha riportato a Chivasso molti dei quadri più suggestivi di Birolo, scelti con attenzione per pregio artistico e valore sentimentale sia dallo stesso Bionda sia, con grande delicatezza ed amore, dalla vedova di Birolo, la signora Lucetta.
La mostra è il frutto della collaborazione tra il nostro Comune e quello di San Sebastiano da Po, come volontà di ricordare, attraverso le sue opere, l’illustre pittore: un progetto nato lo scorso anno su proposta del sindaco di San Sebastiano, Giuseppe Bava, in un incontro informale tra le nostre due Amministrazioni.
Subito accolto con entusiasmo, il progetto si è sviluppato nel corso del 2018 per arrivare all’attuale realizzazione.
La magia dei colori delle nostre colline chiude una sequenza di mostre molto interessanti dal punto di vista artistico, che hanno arricchito durante l’anno, lo spazio espositivo di Palazzo Einaudi, affermandone, in sostanza, il ruolo di centro della cultura e dell’arte nella nostra Città.
Un ringraziamento va a tutti coloro che hanno collaborato affinché questa mostra abbia il meritato successo; la speranza è che, come dieci anni fa, siano ancora numerosissimi i visitatori che vorranno ricordare Alfonso Birolo e la sua arte.

Il Sindaco di Chivasso
Claudio Castello

L’Assessore alla Cultura
Tiziana Siragusa

L’Amministrazione Comunale di San Sebastiano da Po, grazie alla disponibilità, alla volontà e alla collaborazione dell’Amministrazione di Chivasso ha l’onore ed il piacere di essere parte attiva nel presentare la mostra La magia delle colline del Po di Alfonso Birolo.
Un sansebastianese DOC che amava il suo paese a tal punto che trasferitosi a Torino per impegni di lavoro visse il periodo più critico della sua esistenza, testimoniato dalle sue opere, periodo che superò tornando a vivere nella sua San Sebastiano.
Come già accennato, il ritorno al suo paese d’origine fa esplodere di luce i suoi dipinti che testimoniano l’amore che ha sempre nutrito per la natura, per l’ambiente agreste, per il fiume Po e le sue colline.
Questa mostra patrocinata dai due Comuni è il frutto della capacità delle Amministrazioni di collaborare superando le diversità nell’interesse delle rispettive comunità. A tal fine va il mio ringraziamento più sentito al sindaco Claudio Castello. Alla vice sindaca Tiziana Siragusa, a tutta la Giunta di Chivasso, al personale comunale per la sensibilità dimostrata nell’accogliere la nostra proposta di allestire la mostra.
Ritengo doveroso da parte di un amministratore attento dare rilevanza ai cittadini che attraverso il loro impegno, la loro arte, il loro operato riescono a rendere più bello il territorio dei nostri comuni facendolo amare ancora più intensamente a ciascuno di noi.
Grazie a Diego Bionda e all’associazione Novecento per la professionalità dimostrata nell’organizzare e curare la mostra, all’Unitre di San Sebastiano che ha voluto contribuire alla mostra stessa, alla signora Birolo Lucetta, moglie di Alfonso e ai suoi familiari.
Tutti gli enti ed i privati che hanno lavorato insieme sicuramente creeranno una sinergia che contribuirà a migliorare il bel territorio che ci ospita, a rinvigorire le nostre radici, a prenderci cura del nostro ambiente.

Il Sidaco di San Sebastiano da Po
Giuseppe Bava

Alfonso Birolo è stato un attento e schivo narratore delle colline del Po.
I suoi dipinti a olio raccontano in una sequenza, delicata e intensa allo stesso tempo, le stagioni, le sfumature di un paesaggio che ha deciso di non abbandonare mai, tornandovi dopo la parentesi torinese per ritrovarne la luce e la serenità.
La mostra allestita a Palazzo Luigi Einaudi è un viaggio nella magia delle colline del Po attraverso una cinquantina di dipinti a olio, quasi tutti su tela.
La tavolozza di Birolo è la gamma di colori che riempie gli occhi di chi ogni giorno attraversa questo paesaggio, di chi lo vive e di chi qui ha le sue radici. Per questo motivo Birolo è molto amato dal pubblico, come già tributato dall’antologica chivassese del 2008. Per questa mostra però si è scelto di approfondire solamente la ricerca paesaggistica del maestro, per analizzare con quale sicurezza fosse in grado di padroneggiare la luce, scomponendola in piccole pennellate che rendono riconoscibile ogni sua tela.
Artista di poche parole, poco amante degli eventi mondani torinesi, pur avendo più volte esposto nel capoluogo, Birolo aveva progettato la sua casa sulla collina di San Sebastiano, collocando il suo studio in modo da sfruttare al meglio la luce naturale per dipingere tutto il giorno. La luce naturale è fondamentale per il lavoro di un artista, per la fedeltà dei colori e per la qualità del risultato, ma è anche importante per il suo umore, dovendo spendere molte ore al cavalletto. Dalle sue finestre godeva di uno splendido panorama, di sicura ispirazione e ritratto anche in uno dei dipinti in mostra, dove l’interno si affaccia su splendide e luminose colline innevate.
Per oltre cinquant’anni Birolo ha lavorato intensamente producendo numerosi quadri che oggi arricchiscono collezioni pubbliche e private, lasciando un ricordo nitido dei paesaggi collinari del Po, una documentazione di come erano e altri ancora sono.
Si va da delicate albe nella nebbia a intensi squarci di sole che sembrano bucare la tela e arrivare incontro allo spettatore. Non c’è una stagione prediletta per l’artista, ogni ora del giorno e ogni mese è un nuovo stimolo, una sfida a trovare il mix perfetto di tinte per raccontarla.
Nell’ultima fase della sua produzione creativa, a cui appartengono gran parte dei dipinti in mostra, la figura umana sparisce quasi completamente dalle sue opere. La vera protagonista è la natura: è lei a raccontare le vite delle persone che ospita, ma soprattutto delle piante e dell’acqua, elementi vivi e potenti che Birolo ha dimostrato di saper ben conoscere e descrivere.
Per questo motivo ho voluto scegliere tele in cui la figura non comparisse, per rendere la luce la vera protagonista della mostra.
Le pennellate leggere e ritmiche di Birolo scompongono i colori riuscendo a ottenere una tavolozza infinita di verdi, gialli e azzurri in grado di riportarci per intero, in modo fedele, realistico ma volutamente non fotografico, il paesaggio delle nostre colline del Po.
Non c’è mai retorica nella scelta della campagna e della sua tranquillità ma una ricerca della propria dimensione personale che era stata anche scelta di vita per Alfonso.
Il cielo che si specchia nelle acque del Po nella tranquillità di un’ansa, in qualche stagno, la luce del sole che fatica a vincere la coltre di foschia sui campi, la neve che imbianca le colline ritratte dall’interno di casa. Vedendo le tele di Birolo si potrebbe immaginare un pittore en plein air, che con il suo cavalletto portatile e la cassetta dei colori a olio attraversa le colline e le campagne per coglierne dal vivo le sfumature respirandone allo stesso tempo l’aria. In realtà i paesaggi di Birolo sono paesaggi impressi nella mente e nel cuore dell’artista, che ne rivive sulla tela geometrie e tinte, in un dialogo tra una realtà molto ben conosciuta e una ricerca del paesaggio ideale che però è quello in cui lui da sempre si muove. Questo gli ha permesso di non perdersi in dettagli inutilmente descrittivi ma di andare dritto all’essenza di queste colline e pianure che la mostra vuole valorizzare, rendendole più verosimili e credibili di paesaggi dipinti dal vero o da fotografie.
L’occhio e la mente registrano prospettive, tagli di luce, geometrie di campi, giochi di acqua e di foglie e li restituiscono rielaborati, filtrati, reinventati. Anche lo stesso paesaggio in un’altra ora o stagione è completamente differente, come dimostrato da molti maestri del passato e in particolare da Claude Monet in grado di dipingere cinquanta versioni della Cattedrale di Rouen regalandoci emozioni incredibili.
Una padronanza matura e autorevole del colore ha permesso a Birolo di realizzare centinaia di tele partendo da un perimetro di poche decine di chilometri. Poi sì, è capitato di dipingere paesaggi di mare o spazi distanti dal Piemonte – queste tele non sono in mostra, alcune lo erano a Chivasso nel 2008 – ma il corpo principale della sua produzione paesaggistica vive qui.
Alcuni artisti hanno dipinto per tutta la vita la propria terra: come Tino Aime ha raccontato le sue valli di Susa in gran parte della sua produzione, così Birolo ha ritratto le sue colline. Non è un caso che i due pittori si conoscessero e lavorassero anche con alcuni galleristi torinesi in comune.
Pur essendo molto amato dai suoi collezionisti, Birolo non ha mai cercato di compiacerli: i soggetti non sono mai aulici o commerciali, non vogliono essere riconosciuti, non sono il simbolo di questo o quel luogo. Sono strade secondarie, vigne modeste, angoli di bosco inesplorati, sponde silenziose.
Lì sta la sfida del pittore, nel cercare di renderle emozionanti per chi le guarda.
Visitando il suo studio ho avuto la possibilità di apprezzare la cura nella scelta dei materiali da impiegare: sembra banale, ma i colori a olio più raffinati e le tele migliori sono un segno di serietà nei confronti dei collezionisti, in grado di garantire la qualità dei dipinti e la fedeltà delle tinte negli anni, oltre alla possibilità di ottenere le sfumature più raffinate. Perché ogni artista lavora per sè, ma poi il confronto con lo spettatore è fondamentale per raccogliere i frutti del proprio lavoro e per trovare gli stimoli per la prossima mostra o anche solo per la prossima tela. Uscito dallo studio il quadro è pronto ad apprezzamenti o critiche, ad affascinare o accendere discussioni, ad abitare pareti di chi se ne innamora.
Alfonso Birolo, da come ho avuto occasione di conoscerlo, amava far parlare di più le sue tele. Non c’era sovrastruttura, teorizzazione, non manifesti artistici o etichette che abbia cercato di darsi per rendersi più “vendibile”, per cercare affiliazioni a gruppi o movimenti che più facilmente lo avrebbero reso più interessante per la critica o gli avrebbero portato inviti a più mostre. Questo è abbastanza raro in un artista e l’ho sempre apprezzato molto. Chi deve sempre spiegare, teorizzare, indorare mi ha, invece, sempre dato l’impressione di voler nascondere un’ansia di non essere compreso, di non essere abbastanza certo del risultato raggiunto. Chi lascia le sue opere in pasto al pubblico e non deve spiegarle, salvo alcune indicazioni tecniche che se suscitano la curiosità di chi guarda e vanno illustrate, assume in pieno il rischio del proprio lavoro. Non cerca consensi ma confronti.
E l’apprezzamento è sempre stato elevato: sono molti i critici e i giornalisti che negli anni hanno scritto sul lavoro di Birolo a corredo o in occasione delle numerose mostre in spazi istituzionali o gallerie d’arte.
Oggi numerose operazioni di marketing territoriale coinvolgono artisti nella narrazione visiva del proprio patrimonio paesaggistico, la scelta di questa mostra parte invece dalla valorizzazione di un corpo di opere già esistenti, nate nella tranquillità dello studio d’artista per poi essere condivise con i visitatori e diventare veicolo di bellezza. La scelta dei due comuni di far rete per valorizzare la bellezza dei loro territori attraverso l’arte di Birolo mi è sembrato in linea con altri progetti culturali attivi da anni e quindi sono felice di aver scoperto altre tele del maestro da poter condividere col pubblico nelle sale di Palazzo Einaudi, in dialogo con le sculture della collezione permanente del Museo Clizia.

Diego Bionda
Presidente Associazione 900

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